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Emilio Salgari

Emilio Salgari, scrittore d’avventura

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Lo scrittore e giornalista Emilio Salgari nacque a Verona il 21 agosto del 1862 da una famiglia di modesti commercianti di stoffe. Il padre, veronese, si chiamava Luigi e la madre, veneziana, Luigia Gradara. Venne battezzato il 7 settembre nella chiesa di S. Eufemia con i nomi di Emilio Carlo Giuseppe Maria; il padrino fu lo zio Francesco Salgari, ingegnere e agente delle ferrovie nell’Alta Italia, la madrina Carlotta Grassi Barbarani (la madre del poeta Emilio Barbarani).
Passò la sua giovinezza in Valpolicella, nella frazione di Tomenighe Di Sotto del comune di Negrar. Frequentò senza grande successo le scuole elementari presso la scuola “Paolo Caliari” in via Santa Eufemia e poi quelle tecniche, in questi anni si dedicò a varie letture che ripercorrevano l’epopea garibaldina e verso i quattordici anni scrisse in suoi primi raccolti. Dall’ottobre del 1878 al 1879 frequentò il primo corso nautico all’Istituto “Paolo Sarpi” di Venezia (aveva vari parenti in questa città) come straordinario senza votazioni. L’anno successivo sostenne con successo l’esame di ammissione ai corsi per frequentare il primo corso per capitano di lungo corso (1879-80).
Compì alcuni viaggi di addestramento a bordo di una nave scuola e successivamente un viaggio nell’estate del 1880 (forse in qualità di passeggero) sul mercantile Italia Una (un trabaccolo di 71 tonnellate dell’armatore Giovanni Poli), che per tre mesi navigò per l’Adriatico, toccando la costa dalmata e spingendosi fino al porto di Brindisi; durante questa navigazione ebbe un’esperienza che lo colpì profondamente, la nave dovette affrontare un uragano al largo delle coste della Dalmazia e rimase in pericolo per un paio di giorni (questi furono i suoi soli viaggi in mare, anche se in varie interviste per i giornali, negli anni della maturità, sostenne di aver compiuto in prima persona varie avventurosi viaggi).
Nel 1880-81 frequentò il secondo corso, ma a settembre non si presentò per ripetere gli esami di tre materie che non aveva superato (Navigazione, Astronomia e Trigonometria) e così abbandonò gli studi.
In questo periodo, nel settembre del 1881, mentre era a Venezia si svolse nella città il Congresso Geografico Internazionale con annessa una Esposizione Geografica che Salgari visitò.
In questo periodo giovanile si dedicò alla lettura di vari scrittori d’avventura come Mayne Reid, Dumas e Verne, alimentando così la sua fantasia.
Nel 1882 tornò a Verona sostenendo falsamente di aver portato a termine con successo gli studi intrapresi e nel 1883 – dal 26 luglio al 16 agosto – sul periodico milanese “La Valigia” il suo primo racconto in quattro puntate I selvaggi della Papuasia. Iniziò così la sua carriera di scrittore autore di ottantatre romanzi e circa 150 tra racconti e novelle. Quello stesso anno, in autunno, iniziò a collaborare con il giornale crispino e interventista veronese diretto da Ruggero Giannelli “La Nuova Arena” (di questo giornale in seguito, nel 1885, divenne anche redattore), sulle cui pagine apparve a puntate, dal 15 settembre al 12 ottobre, il suo primo romanzo intitolato Tay-See, stampato successivamente (con varie modifiche) con il titolo La Rosa del Dong-Giang. Firmò con vari pseudonimi, come ad esempio Cap. Guido Altieri (con questo nome pubblicò: Le stragi della China, La montagna d’oro e L’eroina di Port Arthur), Guido Landucci (con questo nome pubblicò: Avventure fra le Pelli-Rosse, La giraffa bianca, Sul mare delle perle e La Gemma del Fiume Rosso), E. Bertolini (con questo nome pubblicò: Avventure straordinarie d’un marinaio in Africa, Le caverne dei diamanti e I naviganti della Meloria), Romero S. (con questo pubblicò Gli scorridori del mare), Enrico Salgari, Ammiragliador, Il Piccolo Viaggiatore per quelli di scrittore e romanziere; impiegò invece lo pseudonimo di Emilius per i suoi pezzi apparsi in una rubricha teatrale intitolata Sulle scene curata da lui e dall’amico Francesco Serravalli dalla fine del 1883 all’inizio del 1885 mentre gli articoli giornalistici li siglava solo o li lasciava anonimi. Oltre ai racconti pubblicò articoli di attualità, tra il 1883 (nell’ottobre 1883 vennero pubblicate le prime puntate dell’opera Le Tigri di Mompracem) e il 1885, appunto con lo pseudonimo Ammiragliador pubblicò 115 articoli riguardanti la rivolta del Mahdi in Sudan, la guerra d’occupazione francese nel Tonchino (queste vicende gli furono di ispirazione per le sue opere letterarie, lo stesso accadde per altre vicende successive come la rivolta del Riff, quella dei boxers, la guerra Ispano-Americana ecc.) e le vicende coloniali sulle sponde del mar Rosso ed altri in cui si mostrava favorevole all’espansione coloniale italiana, posizione poi abbandonata con gli anni. Il 21-22 agosto 1885 pubblicò, senza firma o sigla, la sua lunga intervista con don Luigi Bonomi, il missionario veronese che era riuscito a fuggire dalle prigioni del Mahdi.
In questo periodo seguì anche, come inviato del giornale per cui lavorava, delle conferenze tenute da esploratori italiani recatisi in Africa, utili per avere informazioni sui posti in cui lui nella sua vita non poté mai recarsi di persona e che si affiancavano alle ricerche da lui condotte su periodici come il “Giornale Illustrato dei Viaggi e delle Avventure di Terra e di Mare” o altre riviste, enciclopedia e libri che poi lui classificava in ordinati quaderni organizzati per temi. Duranta la Pasqua del 1889 presso l’Arena assistette ad una specie di circo “singhalese”, poi nell’aprile del 1890 assistette per il giornale allo spettacolo Wild West Show del colonnello William Cody, soprannominato Buffalo Bill, che era giunto a Verona, questo poi gli fornì degli spunti per i suoi successivi romanzi raggruppati nel ciclo Avventure nel Far-West: Sulle frontiere del Far-West (1908), La Scotennatrice (1909) e Le Selve Ardenti (1910). Infine nel febbraio del 1885 assistette alla conferenza tenuta a Verona dall’esploratore e giornalista vercellese Augusto Franzoj.
Rimase a lavorare presso il giornale veronese fino al tardo autunno del 1893; nel frattempo si occupò anche di ginnastica, scherma (frequentò la società di scherma Bentegodi) e ciclismo, fondando e divenendo presidente de “il Circolo Velocipedistico” ed anche della Società di ginnastica e scherma Bentegodi di Verona e ottenendo anche dei riconoscimenti per le attività sportive, il 28 luglio 1885 venne premiato ginnasta con una medaglia d’argento dorato e come schermidore con una “menzione onorevole”.
Legata a questa sua grande passione vi fu l’attività che svolse di noleggiatore di bicicli e una conferenza sul ciclismo che tenne il 9 gennaio 1886 all’Albergo Riva San Lorenzo a Verona. Ricevette anche dei riconoscimenti per la sua attività nel campo ginnico, il 25 luglio 1885 venne premiato come ginnasta e come schermidore, in competizioni veronesi, e il 1° agosto 1890 comparve sul Bollettino della Federazione Ginnastica Nazionale in qualità di “deputato federale”. Sempre legata all’attività ciclistica si deve ricordare il suo romanzo, apparso nel 1895, Al Polo Australe in velocipede.
Alla guida del “Circolo Velocipedistico” di Verona partecipò ad una manifestazione di solidarietà verso i soldati reduci dopo la disfatta di Dogali nel 1887, anno nel quale venne pubblicato il suo primo romanzo pubblicato in volume e non a puntate La favorita del Mahdi, ambientato appunto in Africa e legato alle vicende in corso in Egitto e Sudan, edito su “La Nuova Antologia” a puntate (124 puntate) dal 31 marzo al 7 agosto nel 1884.
La campagna promozionale funzionò molto bene, e così insieme al suo editore Giannelli, in quel periodo era morto suicida, a Mantova, Siro Zuliani, noto come il Duca di Santo Stefano, popolare per aver sperperato un patrimonio per amore del lusso. La notizia venne sfruttata dai due che nel riportare l’informazione sul funerale inventarono la comparsa di una donna velata e misteriosa che ingenerò curiosità da parte del pubblico e che poi loro seguirono e spostarono per una settimana intera, in modo da preparare l’entrata in scena del nuovo personaggio della Favorita del Mahadi.
Nel settembre 1885, Salgari incontrò il redattore del giornale rivale “L’Adige” Giuseppe Biasioli, il quale aveva pubblicato articoli sarcastici ai suoi danni, chiamandolo mozzo (Salgari si faceva chiamare capitano anche se non aveva completato gli studi relativi). Salgari rispose inizialmente con un altro articolo in cui chiamava Brasioli “cucco” (articolo pubblicato sulla “Arena” del 16-17 settembre ed intitolato O che giornalista cucco) e successivamente, incontratolo in un caffè spesso frequentato da giornalisti in piazza Bra (allora Vittorio Emanuele), lo colpì dopo una discussione e vi fu quindi una breve colluttazione tra i due. Di questo evento venne redatto un resocondo ad opera di Salvari il 22-23 settembre 1885, tramite una sua lettera al direttore Aymo ed intitolata Le cose a posto nella quale si leggeva:

Signor Direttore, come Ella sa, da vario tempo i reporters dell’Adige mi vengono punzecchiando con allusioni, con scherzi di cattivo genere che non sono fatti per servire da doccie al mio carattere non di soverchio placido. Ella mi ha sempre raccomandato la calma, e mi disse sempre che la miglior risposta alle insolenze dell’Adige era quella di non occuparsene. L’altro ieri però il cronista dell’Adige stampò uno scherzaccio sull’essere io “capitano” di mare, e vi aggiunse che tutt’al più io devo essere stato mozzo, e perciò soggetto ai calci ed agli schiaffi dei marinai del capitano. Come Ella sa, ieri mattina volevo rispondere, ma dietro le di Lei osservazioni che di quei pettegolezzi trasmodanti in sì … strana maniera non debbono essere edotti i lettori di un giornale serio e che ha del suo pubblico rispetto, io smisi il pensiero, pur dolendomi di non poter dare una aperta smentita allo scrittore dell’Adige, che mi negava la soddisfazione naturale proveniente dai fatti, di non svisare la verità. È inutile Le dica essere io capitano marittimo di gran cabotaggio, poiché Ella ben lo sa; e se non ho potuto fino ad ora darmi al mare, gli è perché non ho ancora raggiunto l’età voluta dalla legge per comandare un bastimento. Seccato dunque dell’insinuazione del reporter adigiotto, e pur desiderando venire ad una conclusione colle sue impertinenze, ieri sera vedutolo seduto al caffè Vittorio Emanuele, in piazza Brà, me gli avvicinai, e salutandolo, gli chiesi:
– È lei il signor Biasioli?
Egli mi squadrò con fare da Rodomonte e mi rispose:
– In persona.
Soggiunsi io:
– Si dichiara Ella responsabile dell’articoletto comparso sull’Adige di ieri, e che mi riguarda?
– A sua volta, interruppe il Biasioli, si dichiara Ella responsabile dell’articoletto comparso sull’Arena dell’altro ieri, dove si parla di un tale che a tutto il mondo distribuisce biglietti da visita colla qualifica redattore dell’Adige?
– Le interessa saperlo?
– Sì signore.
– Ebbene, sono io in persona che lo scrissi, ma in quello constatavo un fatto.
– Allora le dirò, rispose, che io scrissi le righe di cui Ella mi ripete la paternità.
Io non mi potei più oltre contenere, e gli lasciai calare, aperta, la mia mano sulla guancia diritta, e credo che il mio colpo non sia stato leggero, perché di rimbalzo il Biasioli rovesciò colla testa un bicchiere, la tazza e la guantiera che teneva davanti. Naturalmente egli reagì e mi diede un pugno, che io coscienziosamente gli restituii, rompendogli anche gli occhiali che aveva inforcati sul naso. Amici comuni e persone presenti ci divisero, ed il Biasioli mi gridò dietro:
– Ci rivedremo domani.
– Benissimo, risposi io, mi troverà sempre a sua disposizione.
Però sull’Adige di oggi il nostr’omo narra il fatto a modo suo, e dice di non dovere soddisfazioni.
E sta bene. Se egli è tale da mettere in serbo lo schiaffo che primo gli diedi, alla presenza di trenta o quaranta persone, io mi congratulo con lui, e dichiaro che non avrò certo la melanconia di occuparmene più oltre.

Questa vicenda si concluse con un duello alla sciabola che si svolge il 25 settembre 1885 alle due del pomeriggio al boschetto del Chievo.
Salgari, i cui due padrini furono il collaboratore dell'”Arena” Riccardo Avanzi e Giuseppe Scansi, istruttore di scherma della Società Bentegodi, ebbe facilmente la meglio sull’avversario al primo assalto, ferendolo leggermente alla regione temporale destra, e mandandolo così all’ospedale. Questo evento causò dei problemi a Salgari (i duelli erano vietati), che venne condannato dal pretore a pagare 30 lire di ammenda e a sei giorni di prigione nel carcere di Peschiera. Oltre che sul giornale veronese sui scritti apparvero a puntate anche su altre testate come il “Telefono” di Livorno ove pubblicò nel 1887 Gli strangolatori del Gange, dal 21 agosto 1893 al 13 novembre 1894 pubblicò invece sulla “Provincia di Vicenza” I misteri della jungla nera con il titolo Gli amori di un selvaggio, il suo primo romanzo del suo ciclo di ambientazione indo-malese. Dall’ottobre 1891 al gennaio 1892 sulla “Gazzetta di Treviso” apparvero la Vergine della pagoda d’Oriente, romanzo ripreso l’anno dopo dalla “Provincia di Vicenza” col titolo I pirati della Malesia poi pubblicato in volume nel 1896 dall’editore Donath (con questo editore pubblicò 34 romanzi).
Questi anni furono funestati dal suicidio del padre gettandosi dalla finestra che dava sul retro della casa, avvenuto nel 1889, un un gesto che avrebbero poi compiuto i figli di Salgari Romero, nel 1931 all’età di 33 anni, e Omar, nel 1963.
Il 30 gennaio 1892 si sposò con l’attrice dilettante di teatro Ida Peruzzi((La signora morirà internata in un manicomio.)) (che il marito chiamerà “Aida”, come l’eroina di Verdi), si trasferì a Cuorgné e poi a Torino, ove visse appartato e lontano dagli ambienti della cultura ufficiale, assieme alla neonata figlia Fatima, cui seguiranno tre figli maschi: Nadir nel 1894, Romero nel 1898 e Omar nel 1900. Questo stesso anno pubblicò alcune opere con l’editore milanese Treves.
Nel 1894 pubblicò per l’editore Paravia Il continente misterioso, ambientato in Australia, mentre per l’editore Speirani((Per l’editore Speirani pubblicò circa 30 titoli tra il 1892 ed il 1898.)) Il tesoro del Presidente del Paraguay oltre a una collezione di racconti di mare, Le novelle marinaresche di Mastro Catrame e tradusse dal francese i romanzi Valor di Fanciulla di Ferdinando Calmettes (1895) e Spade al vento (1895) di Enrico De Brisay.
Le sue molte pubblicazioni gli consentirono anche di avere qualche contatto con la famiglia reale, la regina Margherita si complimentò con lui e gli scrisse tramite il suo cavaliere d’onore, il marchese Ferdinando Guiccioli, il 9 ottobre 1894 sottolineando “l’impulso” da lui dato “in Italia a quel genere di letteratura che istruendo con diletto, giustamente si è meritato i favori del pubblico”((Gonzato, La tempestosa vitadi capitan Salgari.)).
Il 3 aprile Nel 1897 il re Umberto I (1844-1900) gli conferì il titolo di “Cavaliere della Corona d’Italia”, Salgari aveva cura di inviare sempre al Quirinale una copia dei suoi romanzi appena usciti sperando in un riconoscimento che quindi ottenne. Un altro premio, più insolito, lo ottenne nel 1905 quando pubblico il libro Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (una delle figlie di re Vittorio Emanuele III si chiamava appunto Jolanda) e allora venne inviata alla famiglia Salgari una bambola con al polso un braccialetto d’oro con inciso lo stemma reale, un regalo per la figlia, che il Presidente della repubblica francese aveva regalato a Jolanda di Savoia.
A cavallo tra il 1892 ed il 1898 Salgari lavorò per l’editore Speirani, una casa editrice per ragazzi, pubblicando circa 30 titoli. Nel 1896 pubblicò una delle sue opere più note I Pirati Della Malesia con l’editore genovese Donath con il quale firmò un primo contratto per tre libri all’anno per 700 lire l’uno e si trasferì quindi a vivere nel 1897 a Genova-Sampierdarena, qui ebbe modo di incontrare marinai e sentire le loro storie traendo nuovi spunti e informazioni utili per le sue opere letterarie.
Nel 1902 firmò con lui un contratto per nove libri originali, con il vincolo che lo schema del racconto, prima di essere redatto, venisse esposto e approvato da parte dello stesso editore).
Questa sua opera era però già apparsa a puntate sulla “Gazzetta di Treviso” tra il 6 ottobre 1891 e il 29 gennaio 1892 sotto il titolo di Vergine della pagoda d’Oriente (i personaggi si ritrovano ancora prima nell’opera La Tigre della Malesia, pubblicata sul giornale “Nuova Arena” di Verona nel 1883) Per questo editore diresse la collana “Bibliotechina Economica Illustrata per la Gioventù” e scrisse la prefazio per il libro di Luigi Motta, vincitore di un concorso, I flagellatori dell’Oceano (1901); Salgari scrisse sempre per Motta anche la prefazione all’edizione spagnola del suo L’Oceano di fuoco.
Giulio Speirani (titolare dell’omonima casa editrice torinese), dal 1894 condivise con Paravia l’esclusiva nell’edizione dei racconti esotici e avventurosi di Salgari che collaborò anche con il giornale “Giornalino della Domenica” fondato il 24 giugno 1906 da Luigi Bertelli, noto come Vamba.
Nel 1898 l’editore Donath, con il quale aveva firmato un contratto di esclusiva, lo convinse a trasferirsi a Sampierdarena (Genova), dove poté conoscere e stringere amicizia con Giuseppe Gamba, detto “Pipein”, che sarà il suo primo grande illustratore. Quello stesso anno iniziò il suo secondo ciclo di pirati chiamato Il Corsaro Nero. Nel 1900, l’anno della pubblicazione del romanzo Le Tigri di Mompracem, tornò a vivere a Torino.
Nel dicembre del 1900 pubblicò con Donath anche quello che oggi verrebbe definito un instant book, un resoconto romanzato della spedizione italiana guidata da Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi (1873-1933) e dal capitano Guido Cagni, partita nel 1900 a bordo della baleniera Stella Polare per andare al Polo Nord (il 25 aprile del 1900 raggiunse la latitudine 86° e 34′) , opera intitolata «Stella Polare» e il suo viaggio avventuroso, Salgari però non fece parte della spedizione e nel dicembre del 1901 venne coinvolto in un processo con il suo editore dal capitano di corvetta Umberto Cagni, accompagnatore di Amedeo di Savoia, la controversia si concluse con un accordo ovvero la rettifica del titolo, Salgari quindi ripubblicò il libro con il titolo Notizie sul viaggio della Stella Polare raccolte da E. Salgari mentre il duca degli Abruzzi pubblicò nel 1902 le sue memorie con il titolo La Stella Polare nel mare artico.
Nel complesso nelle sue opere di ambientazione esotica spesso emerge “L’approssimazione dimostrata … la sua disinformazione e l’uso di moduli confezionati, caratteristici di chi conosce i luoghi che descrive solo per sentito dire, sono alla base della critica sopra esposta.”((Pozzo, L’Africa di Emilio Salgari, pag.178.)).
Nonostante il suo alacre lavoro, le condizioni della famiglia si fecero precarie a causa dell’accumularsi dei debiti: il successo delle sue opere, specialmente tra i giovani, non gli fruttava infatti entrate molto cospicue ma assolutamente rispettabili. Dall’estate del 1903, dopo la tragica conclusione di un parto gemellare, la moglie venne ricoverata per delle cure e nel marzo 1911.
Per fronteggiare il progressivo peggioramento della situazione redasse una lettera, poi non spedita, per il marchese Ferdinando Guiccioli, cavaliere d’onore della Regina, nella quale scrisse:

Egregio Signor Marchese,
Ella vorrà perdonarmi se prendo la penna per scriverle personalmente, ma le parole gentili direttemi d’incarico di S.M. la Regina, mi ànno dato il coraggio di farlo. Come Ella sa, sono stato il fondatore in Italia della scuola di Verne, di Mayne-Reid, emancipando il mio paese dalle letterature di questo genere di Francia e d’Inghilterra, pubblicando nello spazio di dieci anni ben quaranta volumi.
È stata per me una lotta formidabile, che cominciata in pieno oceano è continuata tenacemente in terra, lottando da solo senza aiuti è senza tregua pur di raggiungere l’ideale prefissomi. Eppure oggi a trent’otto anni, dopo tanti sacrifici, dopo tanta mole di lavoro, colui che chiamano il Verne italiano, si trova nella disperante necessità di dover ricorrere alla munificenza sovrana.
Ho lungamente atteso e molto esitato, pure ho dovuto abbandonare la fierezza innata dell’antico uomo di mare per dichiararmi vinto.
Mi è amaro doverlo confessare, eppure io, signor Marchese, verso in terribili condizioni finanziarie.
Quattro anni or sono, S.M. mi aveva fatto chiedere se avrei desiderato un soccorso e lo rifiutai perché speravo nell’avvenire, mentre oggi mi sento impotente a continuare la lotta.
Ho la moglie malaticcia, quattro figli, e lavorando così accanitamente, non riesco a guadagnare che uno stipendio di 120 lire al mese, un’ironia che non permette neanche di vivere nel mio decoro di cavaliere, non ostante i sacrifici che mi impongo. E ciò mentre i miei volumi corrono trionfanti per l’Italia, per la Francia, per la Germania, nell’Argentina, a totale vantaggio dei miei editori. Quale differenza fra il Verne francese e questo povero Verne italiano costretto a lottare per la lira.
Spero in tempi migliori, in una rivincita del destino, ma intanto mi trovo nella condizione di chiedere un aiuto a S.M. la Regina, per uscire da questi gravi imbarazzi che tormentano la mia esistenza.
È perciò signor Marchese che mi sono rivolto alla di Lei cortesia, per avere un consiglio in questo frangente. Rivolgermi direttamente a S.M. dopo che ha voluto compensare le mie fatiche con una croce che tengo altamente cara, non oso.
Può Ella intercedere presso S.M.? O crede più opportuno che io rivolga una supplica a S.M.? Ho il cuore pieno di amarezza per il passo che sto per fare, pure sono risoluto a tutto per disperazione, perché è una lotta di fame e di decoro e nulla posso sperare dai miei editori.
Ella vorrà perdonarmi, signor Marchese, se ò preso la risoluzione di scriverle direttamente, ma ho pensato che nulla può far di meglio della sua persona, tanto più che vivo fuori del mondo, molto noto di nome ma quasi ignorato da tutti. In attesa d’una gentile risposta, mi creda, signor Marchese, suo dev.mo
Cav. Emilio Salgari((Gonzato, La tempestosa vitadi capitan Salgari.))

A cavallo di quegli anni Salgari ruppe il contratto con l’editore Donath, per il quale nel 1904 aveva assunto anche la direzione del periodico “Per Terra e per Mare” che lo stesso Salgari redasse fino al 1906, e poi passò il 7 giugno all’editore Bemporad (con questo pubblicò 24 romanzi) rompendo il precedente contratto con l’editore Donath (la rottura definitiva si ebbe il 20 ottobre) e dovendo quindi versare una penale di 8.000 lire (con lui aveva già pubblicato nel 1895 Un dramma sull’Oceano Pacifico, opera per la quale ricevette 350 lire e l’anno successivo Il re della prateria per 375 lire), per il quale dal 1907 al 1911 scrisse 19 romanzi, tra questi i romanzi già redatti La Bohème italiana e Le meraviglie del Duemila per i quali ricevette 500 lire ciascuno e che furono pubblicati sotto lo pseudonimo di Guido Altieri. Il nuovo contratto prevedeva che nel periodo 1906-1907 scriversse sette romanzi “originali di avventure di terra e di mare” a fronte di un compenso di lire 8.750 (1.250 lire l’uno); poi ne firmò un secondo per il periodo 1908-1915 che prevedeva la pubblicazione di quattro romanzi all’anno a fronte di una retribuzione di 10.000 lire annue (2.500 lire l’uno). Questo secondo contratto venne poi modificato nel 1908, i romanzi passarono da quattro a tre, e il compenso sarebbe passato 8.000 lire annue (2.666 lire a libro).

La morte

Il suo collasso nervoso, preceduto dall’abuso di sigarette e marsala, oltre che dei problemi di parziale cecità da un occhio e il continuo stato di malattia della moglie, che vide anche un peggioramento delle condizioni nel 1910((Quest’anno ricevette 8.595 lire per i suoi romanzi.), quando il dottore di famiglia diagnosticò “una forma di mania furiosa con tendenza ad atti impulsivi” prescrivendone il ricovero coatto il 19 aprile, furono per lui un duro colpo che lo portò, questa situazione di crisi personale lo aveva già portato nel 1909 ad un primo tentativo, fallito, di suicidarsi (anche suo padre si era suicidato nel 1889).
Il 24 aprile 1911 si chiuse in casa – erano passati pochi giorni dal ricovero in manicomio della consorte – e scrisse tre lettere (13 secondo una successiva testimonianza del figlio Omar).
In quella indirizzata ai figli scrisse:

Miei cari figli.
Sono ormai un vinto, la pazzia di vostra madre mi ha spezzato il cuore e tutte le energie. Io spero che i milioni dei miei ammiratori che per tanti anni ho divertiti ed istruiti provvederanno a voi. Non vi lascio che 150 lire, più un credito di 600 lire che incasserete dalla signora Nusshaumer. Vi accludo qui il suo indirizzo.
Fatemi seppellire per carità essendo completamente rovinato. Mantenetevi buoni ed onesti, e pensate appena potrete ad aiutare vostra madre.
Vi bacio tutti col cuore sanguinante il vostro disgraziato padre. Emilio Salgari.
Vado a morire nella Valle di San Martino, presso il luogo ove quando abitavamo in Via Guastalla andavamo a fare colazione. Si troverà il mio cadavere in uno dei burroncelli che voi conoscete, perché andavamo a raccogliere i fiori.

In quella indirizzata agli editori, dai toni apertamente polemici, scrisse:

A voi che vi siete arricchiti colla mia pelle, mantenendo me e la famiglia mia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che io vi ho dati pensiate ai miei funerali.
Vi saluto spezzando la penna. Emilio Salgari.((Per gli estratti delle due prime lettere Tamagnone, Emilio, le tigri e la penisola di Mompracen. Salgari cent’anni dopo, pag.19-20.))

Ai direttori dei giornali torinesi presso cui aveva lavorato scrisse:

Vinto dai dispiaceri d’ogni sorta, ridotto alla miseria malgrado l’enorme mole di lavoro, con la moglie pazza all’ospedale, alla quale non posso pagare la pensione, mi sopprimo. Conto milioni d’ammiratori in ogni parte dell’Europa e anche nell’America. Li prego signori direttori, di aprire una sottoscrizione((Il giornale di Torino “La Stampa” accolse questo suo invito.)) per togliere dalla miseria i miei quattro figli e poter passare la pensione a mia moglie finché rimarrà all’ospedale.
Col mio nome dovevo attendermi altra fortuna ed altra sorte. Certo che loro, signori direttori, non mancheranno di fare aiutare i miei disgraziati figli e mia moglie.
Coi più sentiti ringraziamenti
Devotissimo
Cav. Emilio Salgari((Raiola, Sandokan Mito e Realtà, pag.20.))

Si suicidò a Torino, presso il capolinea del tram a Val San Martino, il 25 aprile 1911 utilizzando un rasoio (la modalità del suo suicidio ricorda da vicino il suicidio rituale giapponese). Al suo funerale svoltosi il 28 aprile a Torino((L’11 febbraio 1912 le spoglie dello scrittore giunsero a Verona per essere sepolte nella tomba di famiglia.)) vi fu ampia partecipazione popolare ma nessun rappresentante istituzionale, e alla luce della dichiarazioni di Salgari venne anche indetta una pubblica sottoscrizione((Vi parteciparono tra gli altri il re, Puccini, Amalia Guglielminetti, Carlo Dadone, G.B. Paravia.)) con la quale vennero raccolte 42 mila lire. . La sua morte “rappresentò un’indiscutibile perdita per l’azienda fiorentina [la Bemporad], che era riuscita a concordare la consegna di ben quattro romanzi di avventure l’anno, oltre a una novella al mese, a fronte di un compenso annuo di diecimila lire”((Salviati (a cura di), Paggi e Bemporad editori per la scuola, pag.114.)).
La tesi che venisse sfruttato dagli editori è stata contestata dallo studioso salgariano Giuseppe Turcato (1913-1996), il quale viceversa sostiene che ricevesse una retribuzione di circa 8.000 lire((Salgari Il corsaro noir.)), osservazione coerente con quanto riportato, quindi è probabile che fosse la situazione familiare la vera e principale afflizione dello scrittore.
La questione economica comunque ebbe sempre una certa rilevanza, già il giornale fascista “Il Raduno”, diretto da Giacomo di Giacomo, pubblicò un articolo di Alessandro De Stefani intitolato Il fascismo e Salgari il 31 dicembre 1927 che diede avvio alla polemica sull’argomento e rinfocolò le critiche verso l’editore Bemporad. Questo giornale poi, nel 1928, condusse un’inchiesta sulla questione dei suoi rapporti con l’editore Bemporad e giunse alla conclusione che la sua retribuzione non fosse affatto inferiore a quella normale per uno scrittore anche se venne criticata la decisione dell’editore di stipulare un’assicurazione sulla vita di Salgari grazie alla quale ottenne un premio di 20 mila lire. Per indagare la questione venne anche formata il 23 gennaio 1928 un’apposita commissione presieduta da Luigi Pomba, composta da Luigi Pomba, Carlo Marrubini e Gino Barbera. che espresse alcune riserve sulla condotta dell’editore anche per volontà di vari gerarchi di primo piano come Fedele, Bottai e Bodrero((Salviati, Paggi e Bemporad editori per la scuola, pag.59.)).

Post mortem

Nell’anno successivo alla sua morte, il 1912, la sua salma venne inumata nel cimitero monumentale di Verona((Foto della tomba)).
Per vari anni (fino a circa il 1940) il suo nome venne utilizzato per la pubblicazione di varie opere, scritte in realtà da altri autori, ma pubblicate con il suo nome o con l’indicazione di due autori, uno dei quali era Salgari (questi autori dei falsi salgariani furono il nipote di Collodi e Renzo Chiarelli per Bemporad, mentre i titoli firmati L. Motta e L.S. furono in parte scritti da Emilio Moretto). Tra gli autori che si dedicarono a questa attività vi furono: Giovanni Bertinetti (1872-1950), Luigi Motta (1881-1955), Paolo Lorenzini (1876-1958). Tra questi falsi, di particolare rilevanza, fu nel 1928 l’autobiografia postuma intitolata Le mie memorie, pubblicata dall’editore Mondadori e poi ristampata da Sonzogno nel 1937 col titolo Le mie avventure, in realtà opera dell’amico di Salgari Renzo Chiosso, altro autore di falsi salgariani.
Il 31 dicembre 1927 sul giornale “Il Raduno”, rivista ufficiale dei sindacati degli artisti e degli scrittori, vennero espressi grandi apprezzamenti verso l’opera salgariana e venne proclamato essere Salgari “uno dei più grandi artisti italiani” e “il nostro precettore vero”, senza il quale “saremmo cresciuti tristi, metodici, già tutti ragionieri a dodici anni”, in aggiunta Salgari era ritenuto uno scrittore da preferire al democratico Jules Verne perché “Non era la scienza che ci attirava, ma l’avventura”((Lyttelton, La conquista del potere, pag.628.)).
Questa tesi venne però contraddetta nel gennaio del 1928 da un articolo apparto su “Il Servaggio” e poi definitivamente, sempre nel 1928, quando venne pubblicata la sua prima biografia, opera di Umberto Bertuccioli (“Berto Bertù”) presso l’editrice Augustea nella collana I Prefascisti. Le copie dell’opera vennero ritirate e poi distrutte perché l’opera dell’autore (Salgari) non era ritenuta per vari aspetti in sintonia con i valori propugnati dal regime.
A questo riguardo assunse in special modo posizioni critiche Margherita Sarfatti (1880-1961) che stroncò invece, sul “Popolo d’Italia” le opere salgariane perché, secondo lei, “esaltano la rivolta, l’indisciplina e la disobbedienza alle autorità legalmente costituite”, sono libri “anticoloniali, nei quali il protagonista è sempre un indigeno, oppure (ed è ancora più grave) un bianco capo di indigeni, pirati o banditi in rivolta contro i colonizzatori”. Una valutazione critica, anche se per ragioni diverse, venne fatta dal Ministero della cultura popolare fascista, vennero imposte censure varie parte delle sue opere, per attenuare i toni ritenti truci, altri intervenni subirono le sue opere durante il conflitto per evitare riferimenti positivi agli attuali nemici dell’Italia.
Nel 1940, sempre durante il periodo fascista, venne pubblicata una biografia scritta dal figlio Omar intitolata Mio padre, Emilio Salgari, opera edita Garzanti e pubblicata nei tipi “I romanzi della vita vissuta”, con una prefazione dell’accademico d’Italia Lucio d’Ambra, 1880-1939, che presentava Salgari come uno scrittore fascista ante litteram) che richiese al governo di nominarlo Capitano di lungo corso ad honorem (nel novembre 2011, a cento anni dalla sua morte, l’Istituto Navale di Genova ha conferito “honoris causa” il diploma di capitano ad Emilio Salgari((Capitano di marina: Salgari finalmente ce l’ha fatta))). , oltre ad auspicare una Edizione nazionale dei suoi scritti. Questo fu un momento di particolare rilevanza per il rilancio di Salgari e dell’impiego dei suoi scritti nell’ambito dell’azione espletata dal regime che infatti in questi anni produsse varie pellicole tratte dalle sue opere (La figlia del Corsaro Nero nel 1940, I pirati della Malesia e Le due tigri nel 1941, Il figlio del Corsaro Rosso, Gli ultimi filibustieri, Capitan Tempesta e Il Leone di Damasco nel 1942, questi ultimi due diretti da Corrado D’Errico). Oltre a questo si videro anche trasposizioni in fumetti di sue opere come ad esempio Il Corsaro Nero, ad opera di Rino Albertelli1 ((Altri suoi romanzi sceneggiati furono Il Bramino dell’Assam con tavole di Morono-Celsi, Alle frontiere del Far West con disegne di Albertarelli, La Scotennatrice ed altre.)); in generale il regime provvedette anche ad emanare direttive per ottenere la sua rivalutazione da un punto di vista critico letterario((Genovesi, La stampa periodica per ragazzi, pag.71.)) i suoi scritti vennero giudicati da Varo Varanini utili al regime per educare i giovani allo spirito di avventura.
Una seconda serie di trasposizioni cinematografiche delle sue opere si ebbe negli anni cinquanta con Jolanda, la figlia del Corsaro Nero di Mario Soldati e Il figlio del corsaro rosso di Primo Zeglio nel 1959.
In tempi più recenti, nel marzo del 1980, si è tenuto a Torino il convegno “Scrivere l’avventura: Emilio Salgari” e il 16 maggio 1998, a Verona si è tenuto un convegno intitolato “Salgari e altro” presso la biblioteca civica, in occasione della consegna alle stessa del Fondo Turcato, contenente molti documenti su Salgari da lui raccolti a partire dagli anni 1964-1965.
Oltre ad aver ispirato negli anni innumerevoli film con i romanzi da lui scritti (anche il famosissimo film del 1914 Cabiria di Giovanni Pastrone rimanda ampiamente al suo romanzo Cartagine in fiamme, anche se la prima opera tratta da un suo scritto risale al 1936 quando Ampleto Palermi realizza e sceneggia il lungometraggio Il Corsaro Nero), nel 2001 gli è stato dedicato un documentario, realizzato da Marco Serrecchia, ed intitolato Capitan Salgari((Informazioni sul documentario)).

Opere

Ciclo: Pirati della Malesia
I Misteri della Jungla Nera (Genova, Donath Editore, 1895) *
Le Tigri di Mompracem (Genova, Donath Editore, 1900) *
I Pirati della Malesia (Genova, Donath Editore, 1896) *Le due Tigri (Genova, Donath Editore, 1904) *Il Re del Mare (Genova, Donath Editore, 1906) *Alla conquista di un impero (Genova, Donath Editore, 1907) *

Sandokan alla riscossa (Firenze, Bemporad Editore, 1907)

La riconquista del Mompracem (Firenze, Bemporad Editore, 1908) *

Il Bramino dell’Assam (Firenze, Bemporad Editore, 1911)

La caduta di un impero (Firenze, Bemporad Editore, 1911)

La rivincita di Yanez (Firenze, Bemporad Editore, 1913) *

Ciclo: Corsari delle Bermude
I corsari delle Bermude (Genova, Donath Editore, 1909) *
La crociera della Tuonante (Firenze, Bemporad Editore, 1910) *
Straordinarie avventure di Testa di Pietra (Firenze, Bemporad Editore, 1915) *
Ciclo: Avventure nel Far-West
Sulle frontiere del Far-West (Firenze, Bemporad Editore, 1908)
La Scotennatrice (Firenze, Bemporad Editore, 1909)
Le Selve Ardenti (Firenze, Bemporad Editore, 1910)
Ciclo: Il Fiore delle Perle
Le stragi delle Filippine (Genova, Donath, 1897) *
Il Fiore delle Perle (Genova, Donath, 1901)
Ciclo: Capitan Tempesta
Capitan Tempesta (Genova, Donath Editore, 1905) *
Il Leone di Damasco (Firenze, Bemporad Editore, 1910)
Ciclo: Pirati delle Antille
Il Corsaro Nero (Genova, Donath Editore, 1898)*
La Regina dei Caraibi (Genova, Donath Editore, 1901) *Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (Genova, Donath Editore, 1905) *Il figlio del Corsaro Rosso (Firenze, Bemporad Editore, 1908) *Gli ultimi filibustieri (Firenze, Bemporad Editore, 1908) *
Ciclo: I due marinai
Il Tesoro del Presidente del Paraguay (Torino, Giulio Speirani e Figli Edit., 1894)
Il Continente Misterioso (Torino, G.B. Paravia & Comp., 1894)
Ciclo: I figli dell’aria
I Figli dell’Aria (Genova, Donath Editore, 1904) *
Il Re dell’Aria (Firenze, Bemporad Editore, 1907)
Romanzi Singoli
La favorita del Mahdi (Milano, Guigoni, 1887) *

Duemila Leghe sotto l’America (Milano, Guigoni, 1888 – altro titolo: Il Tesoro Misterioso)

La scimitarra di Budda (Milano, Treves, 1892)

I Pescatori di Balene (Milano, Tip. Ed. L.F. Cogliati, 1894) *

Un dramma nell’Oceano Pacifico (Firenze, Bemporad, 1895)

Il Re della Montagna (Torino, G. Speirani & Figli, 1895)

I Naufraghi del Poplador (Milano, Treves, 1895)

Al Polo Australe in velocipede (Torino, G.B. Paravia & Comp., 1895)

I drammi della schiavitù (Roma, Voghera, 1896)

Il Re della Prateria (Firenze, Bemporad, 1896)

Attraverso l’Atlantico in Pallone (Torino, G. Speirani, 1896) *

I naufragatori dell’Oregon (Torino, G.Speirani & Figli, 1896)

I Robinson Italiani (Genova, Donath, 1896)

I Pescatori di Trepang (Milano, Cogliati, 1896)

Il Capitano della Djumna (Genova, Donath, 1897)

La rosa del Dong-Giang (Livorno, Belforte & C., 1897 – altro titolo: Tay-See)

La città dell’Oro (Milano, Fratelli Treves, 1898)

La Costa D’Avorio (Genova, Donath, 1898)

Al Polo Nord (Genova, Donath, 1898)

La capitana del Yucatan (Genova, Donath, 1899)

Gli Orrori della Siberia (Genova, Donath, 1900)

I minatori dell’Alaska (Genova, Donath, 1900) *

Gli scorridori del Mare (Genova, Donath, 1900)

Avventure fra le Pelli Rosse (Torino, G.B. Paravia & Comp., 1900)

La Stella Polare e il suo viaggio avventuroso (Genova, Donath, 1901 – altro titolo: Verso l’Artide con la Stella Polare)

Le stragi della China (Palermo, Salvatore Biondo, 1901 – altro titolo: Il sotterraneo della morte)

La montagna d’oro (Palermo, Salvatore Biondo, 1901 – altro titolo: Il Treno Volante)

I Naviganti della Meloria (Genova, Donath, 1902)

La montagna di Luce (Genova, Donath, 1902)

La Giraffa Bianca (Livorno, Belforte & C., 1902)

I Predoni del Sahara (Genova, Donath, 1903) *

Le Pantere di Algeri (Genova, Donath, 1903)

Sul mare delle Perle (Livorno, Belforte & C., 1903)

L’uomo di fuoco (Genova, Donath, 1904)

I Solitari dell’Oceano (Genova, Donath, 1904)

La città del Re Lebbroso (Genova, Donath, 1904) *

La Gemma del Fiume Rosso (Livorno, Belforte & C., 1904)

L’eroina di Port Arthur (Torino, G. Speirani & Figli, 1904 – altro titolo: La Naufragatrice)

La Sovrana del Campo d’Oro (Genova, Donath, 1905)

La Perla Sanguinosa (Genova, Donath, 1905) *

Le figlie dei Faraoni (Genova, Donath, 1905) *

La Stella dell’Araucania (Genova, Tip. G. A. Armanino, 1906)

Le meraviglie del Duemila (Firenze, Bemporad, 1907) *

Il Tesoro della Montagna Azzurra (Firenze, Bemporad, 1907) *

Le Aquile della Steppa (Genova, Donath, 1907)

Sull’Atlante (Firenze, Bemporad, 1907)

Cartagine in fiamme (Genova, Donath, 1908)

Una sfida al Polo (Firenze, Bemporad, 1909)

La Bohème Italiana (Firenze, Bemporad, 1909)

I Briganti del Riff (Firenze, Bemporad, 1911)

Le Caverne Dei Diamanti (Genova, Donath, 1899)

Le Avventure di un Marinaio in Africa (Genova, Donath, 1899)

Il figlio del Cacciatore d’Orsi (Genova, Donath, 1899)

I Predoni del Gran Deserto (Napoli, Urania, 1911)

Romanzi Singoli
Le Novelle Marinaresche di Mastro Catrame (Torino, Speirani, 1894 – altro titolo: Il Vascello Maledetto) *
Nel Paese dei Ghiacci (Torino, G.B. Paravia & Comp., 1896)
Le grandi pesche nei Mari Australi (Torino, Giulio Speirani e Figli, 1904)
Storie Rosse (Firenze, Bemporad, 1910)

* Queste opere sono disponibili in versione digitalizzata al seguente indirizzo: http://www.liberliber.it/libri/s/salgari/index.htm

Altre notizie e approfondimenti

Bibliografia

Salgari Il corsaro noir, TuttoLibri, 14/05/1998, numero 1108, pag.1
Salgari e i tagli del Minculpop, l’Unità, 21/08/1999, pag.19
La verità sul suicidio di Salgari, l’Unità 2, 01/09/1998, pag.1
Ci incantò tutti con i suoi pirati all’italiana, l’Unità, 09/09/1962, pag.8
Boero Pino, De Luca Carmine, La letteratura per l’infanzia, Roma-Bari, Laterza, 2009
Clerici Luca, Libri per tutti. L’Italia della divulgazione dall’Unità al nuovo secolo, Roma-Bari, Laterza, 2018
Genovesi, Giovanni, La stampa periodica per ragazzi: da Cuore a Charlie Brown,, Parma, Guanda, 1972
Gonzato Silvino, La tempestosa vita di capitan Salgari, Venezia, Neri Pozza Editore, 2011
Lyttelton Adrian, La conquista del potere: il fascismo dal 1919 al 1929, Roma-Bari, Laterza, 1974
Murru Ottavia, Storia dell’editoria per ragazzi in Italia tra fine ‘800 e primo ‘900, Roma, Casa Editrice Bibliosofica, 2009
Pozzo Felice, L’Africa di Emilio Salgari, L’eurocentrismo e il problema delle fonti, in I sentieri della Ricerca dicembre 2007
Raiola Giulio, Sandokan Mito e Realtà, Torino, Edizioni Mediterranee, 1983
Salviati Carla Ida (a cura di), Paggi e Bemporad editori per la scuola, Firenze, Giunti, 2012
Tamagnone Filippo, Emilio, le tigri e la penisola di Mompracen. Salgari cent’anni dopo, Quaderni del Bobbio, Carignano (Torino), n.3 anno 2011

Sitografia

www.emiliosalgari.it/
www.emiliosalgari.org/
La giungla di Salgari era in centro storico, L’arena
Mio padre Emilio Salgari (le
“memorie” di Omar Salgari, ovvero l’inno al fascismo salgariano inesistente))

L’esotismo eroico di Emilio Salgari
Salgari, http://www.letteraturadimenticata.it
Emilio Salgari, http://www.verona.net/
“Viva Salgari!” di Giuseppe Turcato